kika

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18 febbraio 2006

American Nightmare!


Sabato mattina.
Suona la sveglia ma qualcuno non mi permette di spegnerla e alzarmi. Resisto al trillo mattutino e coscienzioso che mi avrebbe obbligato a scattare giù dal letto un altro giorno della settimana. C'era la forza, la curiosità, la necessità di vedere che fine avrei fatto.

Quel qualcuno, un ragazzo non altissimo, faccia blandamente scialba e
americana, mi sta inseguendo. Esco di corsa col fiatone da quel portone in cui ho abitato per 14 anni, a Lecce, nel centro storico. Cerco affannosamente una porta aperta. Al terzo tentativo trovo un portoncino con abitazione a piano terra: dentro sembra abitato da studenti. Chiedo il permesso di rifugiarmi lì o mi intrufolo e poi spiego cosa sta succendendo (se almeno lo sapessi anch'io!)? Scelgo la seconda opzione che in 10 secondi mi porta davanti a due ragazze. Chiedo di aiutarmi, ma come spiego la mia presenza in asciugamano in casa loro?

Si, ero appena uscita dalla doccia e il mio inseguitore sapeva già dove trovarmi. Non lo vedevo ma sentivo i suoi passi dentro la mia testa. Corro fuori non appena sento il cuore battere più lentamente. Seguo sempre i consigli palpitanti del muscoletto rosso in queste situazioni. L'istinto mi aiuta di più quando il pericolo è vicino.

Corro verso una grande piazza con un edificio in stile tardo barocco. Non è la mia città. E' una piazza enorme, piena di gente, con un'ampia scalinata che la divide in due parti. E' una mattina di sole, deve essere una città turistica con gente che vaga senza meta e con dolcissima calma da un punto all'altro dello spazio. Non Lo vedo ma Lo sento nel mio cuore, ed ora anche nella mia testa perchè finlamente mi appare di fornte. Mi guarda, sorride sarcastico. Cerco di raccogliere le forze e tento di colpirlo sul volto con dei pugni, che sento già in partenza schivati e debolissimi. Mentre lo colpisco il suo ghigno tranquillo e la sua immobilità mi precipitano in un'angosciosa consapevolezza. Sei ormai suo. Mi prende per il braccio. Non sento più il cuore, ma soprattutto la mia
mente è offuscata.

C'è un altro uomo con lui. Si tiene a distanza. Come avviene in tutti i film d'azione, il secondo uomo è pronto a catturare la preda nel caso questa tentasse la fuga. Ma non ho forza di reagire alla sua presa e la mia debolezza mi convince a non opporre resistenza. Sento che mi prende, non sento dolore, tutto diventa attutito, ovattato..mi sveglio, non posso alzarmi. Ho viaggiato tutta la notte in quel sogno e il mio volto ne porta le conseguenze.

Come consigliava Elsa Morante, ogni sogno va scritto e raccontato la mattina seguente. Ancora non ho capito in pieno la profondità delle sue parole. Sicuramente nel sogno emergi tu con tutte le tue ansie. Rendere esplicito un movimento dell'anima di per sè tacito, non può che farmi bene.

Scendo per fare colazione. Gli occhi ancora appannati e lacrimanti per la differenza di temperatura. Trovo un biscotto al cioccolato in una strana posizione: è tutto mangiucchiato per un terzo. Non capisco. Si trova sul piano cottura dentro un fornellino, in posizione obliqua...Ale mi spiega..abbiamo avuto ospiti la notte in cui ho viaggiato in questo sogno. Un topolino aveva cercato di rubare il cookie ma era inciampato sui fornelli. Penso subito a Tom e Jerry. Sogno un inseguimento in perfetto stile americano e mi alzo con una visita che mi rimbalza nei cartoon americani. Il topolino era reale, ma quell'uomo in sogno lo sembrava ancora di più.
Buon giorno a tutti.