Pensiero e Azione
La risposta ad una mia richiesta legittima è stata l'imposizione di un codice basato sul sangue, sul debito a vita, sul rispetto delle norme della casta. La mia stima crollata, la mia vita chiusa nel servilismo, il rispetto per quell'ambiente quasi nullo. Ho lavorato in un ambiente i cui valori non riconosco più. Ho una sola vita davanti a me, in questo corpo, con questo volto, con questi occhi.
Ho 32 anni. Inizio a guardarmi dentro. Non sarò mai italiana..non mi piego al clan mafioso. Sono disgustata nel sentirmi dire che le regole che governeranno il mio futuro professionale, l'80% delle mie giornate, saranno basate su un sistema mafioso in cui "devi imparare la politica della sottomissione e della falsità". Mi chiedono di crescere, ma la crescita di cui parlano è capacità di mentire, di inginocchiarsi per sempre a fronte ad una riconoscenza per qualcosa che non ho nemmeno chiesto.
Mi hanno impedito di scegliere. Mi hanno deriso per la voglia di bilanciare vita professionale e vita personale.
Ho deciso: in questo ambiente non voglio morire. Sono sempre stata diversa. Otto mesi in una cultura dove il merito, il rispetto per la persona e l'assenza di discriminazione sono la norma: ecco cosa mi ha cambiato per sempre.
Dicono che superati i 30 anni avviene qualcosa che cambia radicalmente la vita di tutti. Ho raggiunto la mia versione del "mezzo del cammin di nostra vita". Sono ad un bivio. Vedo già i miei piedi nella melma.
Se non mi muovo, questa logica del clan mafioso, della casta, dei baroni, mi bloccherà per sempre. E allora, addio rispetto per me stessa, per un'etica che non esiste più.
Ma intravedo un'altra strada, intervallata da pozzanghere e deviazioni.
Una strada in cui lo schiavismo può essere evitato e il rispetto mantenuto. Eviterò le pozzanghere e vivrò una vita sana, in cui nessun barone potrà comandare il flusso dei miei pensieri e il corso delle mie azioni.
Ho 32 anni. Inizio a guardarmi dentro. Non sarò mai italiana..non mi piego al clan mafioso. Sono disgustata nel sentirmi dire che le regole che governeranno il mio futuro professionale, l'80% delle mie giornate, saranno basate su un sistema mafioso in cui "devi imparare la politica della sottomissione e della falsità". Mi chiedono di crescere, ma la crescita di cui parlano è capacità di mentire, di inginocchiarsi per sempre a fronte ad una riconoscenza per qualcosa che non ho nemmeno chiesto.
Mi hanno impedito di scegliere. Mi hanno deriso per la voglia di bilanciare vita professionale e vita personale.
Ho deciso: in questo ambiente non voglio morire. Sono sempre stata diversa. Otto mesi in una cultura dove il merito, il rispetto per la persona e l'assenza di discriminazione sono la norma: ecco cosa mi ha cambiato per sempre.
Dicono che superati i 30 anni avviene qualcosa che cambia radicalmente la vita di tutti. Ho raggiunto la mia versione del "mezzo del cammin di nostra vita". Sono ad un bivio. Vedo già i miei piedi nella melma.
Se non mi muovo, questa logica del clan mafioso, della casta, dei baroni, mi bloccherà per sempre. E allora, addio rispetto per me stessa, per un'etica che non esiste più.
Ma intravedo un'altra strada, intervallata da pozzanghere e deviazioni.
Una strada in cui lo schiavismo può essere evitato e il rispetto mantenuto. Eviterò le pozzanghere e vivrò una vita sana, in cui nessun barone potrà comandare il flusso dei miei pensieri e il corso delle mie azioni.
